Project Description

Andrea Tich

A quanto mi dicono (e mi tocca fidarmi), ho trovato i miei natali circa tre decadi fa nella città di Rijeka, nell’allora (in tono austero, con sottofondo di internazionale sparata da un grammofono ad avancarica) Repubblica Federale Socialista Jugoslava di Croazia (si ode l’inconfondibile suono di slavi cattivissimi in colbacco che marciano), la Fiume degli italiani (Immagini a caso di D’annunzio in bermuda in qualche villa del Quarnaro), porto franco culturalmente promiscuo il cui nome, oggi più che mai, genera in molti italiani la sospensione momentanea di tutti i neuroni.

Sradicato per vocazione, ho impacchettato la mia identità meticcia (sì, sono mezzo slavo, nipote di esuli fiumani, d’origini vagamente crucche e veneto d’adozione, ho ereditato il rancore di quattro popoli e impreco in austroungarico: non vi conviene farmi arrabbiare) e mi sono barcamenato da un porto di mare all’altro.

A Venezia, tra reflex nipponiche e sbraitare di gondolieri, manovali e commercianti, mi sono laureato in “Come Diventare Un Disoccupato”; a Trieste gli studi teatrali e la Bora hanno spazzato via da quello che restava della mia credibilità piccolo borghese ogni residuo di vocazione per qualsiasi carriera stabile e noiosa; a Fiume ci sono tornato da attore e illustratore per scoprire la gioia di guardare le serie turche in TV mangiando il Burek (che dal nome, potete immaginare, non è un piatto dietetico. Nulla in Croazia è dietetico. E se sei vegano e vuoi inoltrarti ulteriormente nei Balcani, preparati a morire di fame); a Genova ci sono finito per caso, come molti migranti di ieri e di oggi, a cercare di far ridere la gente e devo dire che nonostante l’atavico mugugno di Zena, le risate sono volate, nel bene o nel male.

Perso tra est e ovest, tra disegno e recitazione, tra palco e scrivania, tra laboratori e progetti multimediali, continuo questa folle navigata che tanto amo: se vi va di affrontare qualche onda in compagnia, siete i benvenuti a bordo!